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I volti nascosti della prostituzione

i volti nascosti della prostituzioneI volti nascosti della prostituzione è il titolo di un ciclo di 3 convegni promossi dall’Associazione Albero di Cirene onlus (BO) per analizzare il dramma della vita di schiavitù che caratterizza la prostituzione femminile coatta e le dinamiche economiche socio-politiche e culturali che l’alimentano.

L’aspetto che si vuole approfondire e portare all’attenzione pubblica è che, nella maggioranza dei casi, prostituirsi non è una scelta di vita ma una costrizione violenta: esproprio dei guadagni, perdita della libertà, violenza sistematica, negazione del libero arbitrio, sono fattori comuni che autorizzano a parlare di schiavitù.
Questo dato di fatto evidenzia come, accanto ad un giudizio morale legato alla sensibilità dei singoli (è una tratta che distrugge la vita di migliaia di donne), vi sia un reale problema di sicurezza sociale che minaccia la qualità della vita in molte aree della città in quanto consente alla malavita di insediarsi attivamente nel territorio.
La forza delle mafie che gestiscono questa tratta è rafforzata dal silenzio, dall’omertà, dall’indifferenza, e dall’ignoranza della società.
Per sconfiggere questa piaga sociale, oltre ad interventi politici mirati e alla lotta alla criminalità organizzata da parte delle forze dell’ordine, occorre coinvolgere la società civile con un programma di sensibilizzazione e d’informazione che chiarisca le complesse dinamiche che agevolano e alimentano questa tratta.

Nel vissuto di queste donne e di queste bambine ci sono:
• storie di povertà estrema che l’italiano medio non riesce a credere possibile perché vanno ben oltre le sue esperienze conoscitive (per noi è infatti veramente difficile immaginare cosa significhi morire di fame o vivere in baraccopol);
stati carenti di servizi sociali in grado di garantire un’istruzione, un lavoro…
• una mancanza d’informazione nei Paesi di origine del fenomeno “prostituzione coatta”: molte ragazze espatriano realmente convinte di essere assunte come parrucchiere, donne di servizio, cameriere;
• violenze fisiche e psicologiche prolungate negli anni che annientano ogni aspirazione di autonomia

La reale incidenza delle problematiche sociali nei singoli Paesi d’origine risulta ancora più evidente quando si esaminano i diversi modi di vivere la condizione di schiavitù delle ragazze a seconda della loro nazionalità.
La conoscenza delle condizioni di vita, delle dinamiche del problema, dei perversi meccanismi che rendono queste donne succubi dovrebbero portare l’opinione pubblica a comprendere che il rapporto fra prostituta costretta in schiavitù e cliente non è un rapporto sessuale consensuale e quindi è moralmente definibile stupro.

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